Dicembre è alle porte e dal primo di del mese Anita troverà un nuovo calendario dell’avvento ad aspettarla: il calendario di Maileg che abbiamo in negozio mi ha completamente conquistata!
Ormai da qualche settimana sto pensando a come riempirlo e mi sono ritrovata a pensare al motivo per il quale amo tanto questa tradizione.
Non siamo, ne’ provengo da, una famiglia credente in senso tradizionale quindi la celebrazione dell’Avvento in senso stretto non ha un grande significato per noi. E così mi sono chiesta: quale è il senso del Natale per me?
Fin da bambina, come tutti i bambini credo, ho amato il Natale, ma non per i regali, anche perché a Piacenza dove sono nata e cresciuta i regali li porta Santa Lucia, quelli che si ricevevano per Natale non avevano niente di misterioso. Il Natale mi piaceva sopra a tutto perché, dopo un mese intero durante il quale i miei genitori lavoravano ogni singolo giorno, finalmente tutto si fermava: ci si svegliava insieme, con calma, ci si preparava – con meno calma! – per il pranzo dai nonni materni e per la cena dai nonni paterni con i cugini e gli zii che vedevamo un paio di volte all’anno.
Il senso del Natale era e continua ad essere per me la celebrazione della famiglia, dello stare insieme.
Per questo mi piace il calendario dall’Avvento, perché è la preparazione di un bel momento e diventa un pretesto per stare insieme e fare qualcosa insieme ogni giorno, anche quando il tempo non c’è visto che, come i miei genitori, ho scelto un lavoro che mi tiene impegnata nel mese di dicembre più che in ogni altro momento dell’anno.
Viene da sé che non mi piace molto l’idea di mettere un regalo o un dolce nelle taschine del calendario di Anita, vorrei ogni giorno fare qualcosa insieme, ma il tempo manca e quest’anno mi sono dovuta rassegnare all’idea di qualche regalino in più anche se sceglierò solo regali che comportino lo stare insieme, come libri da leggere prima di andare a letto, o semplici giochi di società.
Poi è successo che, mentre girovagavo su Pinterest alla ricerca di idee ed attività semplici da fare con Anita in pausa pranzo, ho incontrato the Elf on the Shelf, una tradizione natalizia relativamente recente che mi è sembrata molto carina anche se la prenderò solo come spunto perché a me l’idea della lista dei buoni e dei cattivi non piace proprio. I bambini sono tutti buoni!
Tanto per cominciare il nostro elfo sulla mensola sarà lui, con la maglietta a righe (e di nuovo di Maileg).
Arriverà il primo giorno di dicembre con una letterina da parte di Babbo Natale, la mia idea, visto che non mi piace che venga a fare da controllore, è di cambiare un po’ la storia del nostro elfo.
In due parole, ho pensato di scrivere che questo è un elfo orfanello che non ha ancora un nome e non sa cosa significhi avere una famiglia che lo ama e che per questo Babbo Natale lo ha mandato a passare un po’ di tempo con noi. E poi aggiungerò che il nostro elfo è un po’ monello e che, anche se di giorno se ne sta buono e tranquillo sulla sua mensolina, di notte si scatena e può capitare che combini qualche disastro. Sarà divertente cercarlo insieme alla mattina e così anche i giorni senza attività da fare insieme prevederanno un momento di condivisione! Non vedo l’ora di inventarmi i guai che può combinare di notte!
Chi ha voglia di seguire me, Anita e l’elfo può trovarcii su Instagram!
Se ancora vi manca il calendario passate in negozio! E se siete in cerca di idee date un’occhiata alla nostra board Advent Calendar su Pinterest, alle attività che abbiamo proposto lo scorso anno, o ancora al primo calendario dell’Avvento di Anita, quando aveva 18 mesi.
Buon Avvento!
Giocattoli e pregiudizi di genere
Oggi volevo scrivere qualcosa sul calendario dell’Avvento, ma non riesco a non pensare al ragazzo di 15 anni che si è suicidato perché qualcuno si era addirittura preso la briga di creare una pagina facebook per deriderlo per la sua – vera o presunta – omosessualità.

Penso spesso a quanto le parole siano importanti, e quanto siano pesanti quando vengono pronunciate davanti a un bambino che non ha i mezzi per dare loro il giusto peso. Ho già avuto modo di parlare del razzismo che si insinua attraverso semplici commenti legati alla provenienza di un giocattolo. Non è diversa la percezione di genere che trasmettiamo ai nostri figli con commenti quali “è da femmina”, “è da maschio”, “non fare la femminuccia”, “lei è un maschiaccio” e così via…
Il blog Baby Talk affronta spesso e in modo, a mio avviso, intelligente l’argomento delle differenze di genere legate al linguaggio che si usa con i bambini e vi invito a leggere gli articoli, perché spesso anche chi si sente privo di pregiudizi cade in “leggerezze linguistiche” involontarie che forse non rispecchiano il pensiero di chi le pronuncia, ma hanno un grande peso per il bambino che le ascolta.
Io, visto che si avvicina un periodo di regali, vorrei condividere una riflessione che ho fatto in questi 18 mesi di lavoro da Momini.
Capita ogni giorno di sentire clienti che commentano le mie proposte dicendo: “ma non è un po’ da maschio/femmina? (a seconda dei casi)”, oppure, “no, no, se gli prendo i pentolini suo babbo mi ammazza”, o ancora “ma le costruzioni non sono più da maschio?” e potrei continuare all’infinito. La scelta dei giochi viene fatta quasi esclusivamente sulla base di pregiudizio di cosa sia più o meno adatto a un maschio o a una femmina. Assistiamo a battaglie famigliari perché un maschietto all’asilo gioca con la cucina e la vorrebbe anche a casa. E tutti a convincerlo che un banco da lavoro sia meglio…anche se la maggior parte dei padri non possiede più di una cassetta degli attrezzi.
Capita poi qualche volta che arrivi qualche genitore tutto fiero del fatto che alle loro figlie piacciano più i pirati e le macchinine che le bambole. E questo, se da una parte è un bel segno perché questi genitori non pongono limiti alle preferenze delle loro figlie, mi sorge il dubbio che questa grande libertà sia dovuta ad una cultura maschilista dominante che rende fiero il genitore di una femmina che si comporta da maschio. E questo dubbio viene supportato dal fatto che ho venduto automobiline per le femmine, ma non ho mai venduto perline per i maschi; ho venduto costumi da pirata per le femmine, ma mai un tutù per un maschio; la creatività pare sia appannaggio delle sole femmine, i maschi possono al massimo costruire e fare esperimenti scientifici.
Ed ecco la mia riflessione, è vero che viviamo in una società in cui la parità dei sessi ancora non esiste, dove gli uomini hanno più possibilità delle donne, ma ho la sensazione che proprio per questo i condizionamenti di genere siano più pesanti per i bambini maschi, che si trovano a dover seguire strade ben definite, battute e strabattute che per loro è infinitamente più difficile abbandonare.
Alle bambine, se non altro, è concessa la libertà di esplorare, sperimentare, scoprire, scegliere.
Qui da Momini portiamo i pantaloni rosa e anche azzurri, i giochi sono solo giochi e i bambini sono solo bambini che hanno bisogno di giocare per capire il mondo, scoprire i loro talenti e costruire la loro identità. Il sesso non c’entra niente, un bambino che ha giocato con pentolini e perline non sarà per questo omosessuale, ma è molto probabile che un bambino al quale è stato impedito di farlo perché era una gioco da femminucce diventi omofobo. E fra le due cose, io non ho dubbi su quale sia la peggiore.
Maya
Giochi e giocattoli
Il gioco è una attività di apprendimento in cui si scopre la cooperazione, il rischio e la creatività come pure le leggi della fisica e della struttura del mondo. Promuove lo sviluppo cognitivo e cinetico e aumenta la nostra capacità di risolvere i problemi, la nostra sensibilità estetica e le nostre competenze linguistiche, ci insegna a canalizzare le nostre frustrazioni e gioie e rafforza la nostra volontà e determinazione, ci aiuta per conoscere la nostra personalità e senso di empatia per gli altri. Il gioco combina la mano, testa e cuore ed è fondamentale per tutti noi e, anche se il suo ruolo è destinato a cambiare con la maturazione, non abbandona mai completamente la nostra vita.
Mi è sempre piaciuta molto questa introduzione al libro Jeux d’eveil pour votre enfant. Le savoir faire Steiner-Waldorf pour les enfants (la traduzione del brano è mia, non perfetta, ma il senso si coglie bene). In poche righe trasmette la complessità del significato che il gioco ha nei primissimi anni di vita.
Attraverso il gioco i bambini fanno esperienza del mondo e ne imparano le regole, ed è questa riflessione che mi ha portato, prima ancora di pensare di aprire un negozio, a ricercare per mia figlia giocattoli che rispondessero a caratteristiche ben precise.
Qualche settimana fa mi sono imbattuta in questo post sul blog Mestiere di Mamma che riassume in 5 regole più una le caratteristiche che un buon gioco deve avere che non posso che condividere perché ricalcano i principi che applichiamo quando cerchiamo i prodotti per il negozio e che anche io tengo a mente quando scelgo un giocattolo per Anita.
In brevissimo, ma vi invito a leggere il post, i giocattoli che scegliete per i vostri bimbi dovrebbero essere belli, semplici, in materiali il più possibile vicini alla natura (legno, tessuti, carta e cartone), dovrebbero stimolare i sensi e la creatività. Sposo appieno anche la filosofia del less is more, non serve una stanza piena di giochi, bastano i giochi giusti. Il resto si fa con la fantasia!
I fantastici 4 di Moulin Roty
La Grande Famille si allarga e accoglie 4 amici davvero speciali: Apolline, Mimosa, Igor e Jeanne in versione supereroe!
Pensati per i bimbi che si trovano ad affrontare qualche piccola difficoltà, vivono in una scatolina da fiammiferi e basta pensare a loro per farli arrivare in soccorso alla velocità della luce!
Se serve un po’ di coraggio arriva Mimosa, e con lei non farai più caso ai tuoi pasticci!

Una sbucciatura o un po’ di influenza? Ecco Jeanne. E la tua bua svanisce per magia, piccola o grande che sia!

Un po’ di incubi non ti fanno dormire? Arriva Igor, li mette nel sacco e se li porta via!

E per finire, c’è un segreto che non sai a chi confidare e che ti fa stare sulle spine? Basta chiamare Apolline, nella sua busta magica i tuoi segreti sono al sicuro.
Ovviamente, li trovate in negozio. Insieme al resto del catalogo Moulin Roty.
Update: I Bambini e le Paure, un interessante articolo sulla paura nei bambini e sul suo ruolo. Da leggere.
Chissà che questi quattro eroi non possano essere un piccolo supporto magico per aiutare i bimbi nel processo di elaborazione di qualche paura?
Momini compie un anno
Oggi è il compleanno di Momini, il nostro compleanno.
Un anno intenso, ricco di novità, faticoso, divertente, stimolante, istruttivo, sorprendente.
Un compleanno che ci auguriamo sia solo il primo di una lunga serie, da festeggiare ogni volta con qualche amico in più!
Grazie a tutti, vi vogliamo bene!
Pulizie di primavera!
Arriva la primavera, la Fiera di Norimberga è passata e iniziano ad arrivare i cataloghi con le novità. Abbiamo bisogno di fare un po’ di spazio in negozio quindi non perdetevi i nostri sconti.
Su tantissimi prodotti ribassi fino al 40%!
Il razzismo delle piccole cose
Capita spesso che, entrando in negozio, alla nostra offerta di assistenza alcuni clienti rispondano “io vorrei un gioco che non sia fatto in Cina.” O altre volte capita di sentire la frase “ah, ma è fatto in Cina?”. Io di solito chiedo quale è il motivo per il quale non vogliono giocattoli fatti in Cina, perché mi piace approfondire e capire le motivazioni delle persone.
Purtroppo molto spesso la risposta è figlia di un pregiudizio molto diffuso: Made in Cina significa automaticamente scarsa qualità.
Vorremmo approfondire l’argomento, perché uno dei requisiti che pretendiamo dai giocattoli che vendiamo è proprio la qualità e sicurezza dei materiali. Prima di selezionare un prodotto ci premuriamo di verificare l’affidabilità dell’azienda produttrice, di raccogliere informazioni sui feedback dei consumatori e, ovviamente, ci assicuriamo che i prodotti abbiano la marcatura CE. Non solo, dal momento che i marchi che vendiamo hanno diffusione in tutto il mondo, nella maggiornaza dei casi, i giocattoli sono certificati secondo le normative vigenti nei principali paesi del mondo che hanno standard differenti, ma altrettanto elevati.
Inoltre, a parità di prodotto, privilegiamo sempre le aziende che si avvalgono di una filera di produzione etica, scegliamo materiali facilmente riciclabili, nel caso del legno ci assicuriamo che sia certificato FSC. E, per concludere, cerchiamo di continuo un riscontro da parte dei clienti per valutare l’effettiva qualità del prodotto che arriva nelle mani dei bambini.
Queste sono le cose alle quali prestiamo attenzione nella selezione dei nostri fornitori.
Ma questo post non voleva essere tanto in difesa delle nostre scelte commerciali, la riflessione che ci siamo trovate a fare anche su Facebook è stata: che messaggio arriva ai bambini quando sentono dire ai loro genitori che le cose fatte in Cina sono di scarsa qualità? Non è superficialmente un modo per trasmettere una forma di razzismo?
Difficile è il lavoro di un genitore: i bambini ascoltano, apprendono, elaborano, ripropongono e sono i comportamenti di ogni giorno che insegnano loro molto più delle mille lezioni che possiamo impartire loro.
“Il fatto che il bambino impara attraverso l’imitazione porta con sé la conseguenza che l’adulto dovrebbe comportarsi, in presenza del bambino, in modo degno di essere imitato”
Abbiamo pensato, per rispondere in maniera positiva ad un pregiudizio, di presentarvi un’eccellenza a livello di qualità, design, responsabilità sociale. Vorremmo parlarvi di Hape, produttrice di giochi in bamboo, è anche produttore dei giocattoli in legno a marchio Educo. Si tratta di un’azienda Europea che, dal 1995, ha scelto la Cina non solo come sito di produzione, ma come una seconda casa.
Tutto il ciclo produttivo, dal design al confezionamento dei giocattoli avviene in stabilimenti cinesi a ridotto impatto ambientale forniti di impianti di depurazione delle acque e delle emissioni atmosferiche e di impianti fotovoltaici per la produzione di parte dell’energia elettrica necessaria alla produzione.

Per l’azienda qualità e responsabilità sociale sono parole chiave che identificano la brand identity. La scelta di produrre giocattoli in legno (bamboo o legno da foreste di proprietà rigorosamente FSC) deriva dalla riflessione che questi sono materiali che sono stati utilizzati per le costruzione di giocattoli per secoli e che l’uso del legno, se trattato in maniera corretta, consente di riciclare e riutilizzare i materiali senza alcuno scarto. Da anni l’azienda è orientata verso prodotti che privilegino un uso creativo da parte del bambino con materiali sicuri e efficaci pratiche di green economy che le sono valse il titolo di Best Green Toy Company per il 2011 assegnato dalla rivista on line Dr.Toy
Nel 2010 Hape è stata scelta dalle Nazioni Unite come azienda nel settore dei giocattoli che esemplifica i principi del United Nations Global Compact, proprio per gli interventi in rispetto dell’ambiente e dei lavoratori impiegati nella produzione ai quali sono garantiti contratti tutelati con salari adeguati al costo della vita, postazioni di lavoro sicure e confortevoli, corsi di aggiornamento e di lingua. Inoltre l’azienda ha costruito diverse scuole e asili nella regione aperti ai dipendenti e agli abitanti della zona.
Vi invitiamo a visitare il sito di Hape, se volete approfondire, ma soprattutto per farvi notare, nella sezione products, che per ciascun prodotto sono scaricabili in formato .pdf, i risultati dei test di qualità effetuati sui prodotti, un servizio che al momento nessuno dei marchi che conosciamo offre.
Tutte cose che dietro la scritta Made in China non sono scritte, bisogna avere la volontà di andare oltre.
Primo post del 2012, ecco il vincitore del Giveaway
Ciao a tutti! Dopo l’intensissimo mese di dicembre ci siamo impigrite godendoci gli ultimi giorni delle festività natalizie, scusateci se torniamo a scrivere solo ora!
Nei primi giorni dell’anno ci si trova inevitabilmente a fare buoni propositi e mi sono ritrovata a pensare allo stesso periodo, un anno fa.
Ero rimasta senza lavoro, avevo tanti progetti, ma poco coraggio e un tarlo che lavorava in testa incessantemente. Il mio buon proposito, appeso in bella vista sopra alla scrivania era questo:
Proprio in questi giorni ricevevo una mail di Rosita, con la quale avevo condiviso il mio progetto, nella quale diceva: “ci ho pensato su, mi piace, parliamone meglio”.
Speriamo che il 2012 sia sorprendente quanto lo è stato il 2011! Auguriamo a tutti voi di avere il coraggio di inseguire un sogno!
E per iniziare i post del 2012 nel migliore dei modi, ecco il vincitore del giveaway dell’Uccellino Momino:
Congratulazioni a Francesca e alla sua bimba naturalista! Siamo sicure che l’uccellino starà benissimo insieme a voi! Vi contatteremo per avere il vostro indirizzo.
Per chiarezza. Nel determinare l’intervallo entro il quale fare il sorteggio e nel conteggio dei commenti, i primi due commenti sono stati considerati come un commento unico, in quanto scritti dalla stessa persona.
A presto!
Buon Natale a tutti!!!
due elfette felici al pensiero degli oltre 300 sacchettini di cotone e degli innumerevoli pacchettini avana col fiocco rosso che questa mattina saluteranno tanti bambini sotto all’albero!
Grazie a tutti, vi auguriamo il migliore Natale possibile!















