Vi va di fare un gioco? #tuttipazziperglielfazzi

Il nostro blog è stato in letargo per quasi un anno, vogliamo farlo tornare a vivere con un gioco da fare insieme durante il mese di dicembre.

Ve lo ricordate Felix, l’elfo che lo scorso anno è venuto a vivere a casa mia e di Anita durante il periodo dell’avvento? Per un mese ha portato piccoli doni, fatto disastri e suggerito attività da fare durante il periodo dell’Avvento.
Per Anita è stata una magia, non vede l’ora che si ripeta e, devo ammettere che anche per me è stato molto divertente pensare ogni giorno a cosa fargli combinare, svegliarmi mezz’ora prima per allestire le scenette e osservare la sorpresa con la quale ogni mattina salutava il piccolo monello e le sue marachelle! Ogni giorno ho messo il tocco di magia che serviva per trasformare un gioco in una tradizione famigliare, per costruire un ricordo da regalare ad Anita, uno di quelli belli che si tengono nel cuore e ci accompagnano fino da grandi…ha reso felice anche me questo elfo!

Visto che già lo scorso anno qualcuno si è unito a noi adottando un elfo monello, quest’anno ci piacerebbe ampliare la famiglia!Ma passiamo al gioco.
Si inizia il 30 novembre, durante il laboratorio “La porta degli elfi” da Momini, durante il quale costruiremo una piccola porticina in legno, da portare a casa e appoggiare contro al muro la sera stessa. Quella sarà la magica porta che permetterà agli elfi di entrare nelle case di alcuni fortunati bambini e di tornare al Polo Nord per compiere missioni supersegrete per conto di Babbo Natale.
Chi è lontano e non può partecipare al laboratorio può inventare altri modi per fare arrivare l’elfo a casa, da noi, ad esempio, lo scorso anno, Felix si è presentato con una letterina da parte di Babbo Natale. Sarebbe bellissimo se la famiglia dei pazzi elfi si estendesse anche lontano da Forlì!

La storia dell’elfo e di come abbiamo riadattato una tradizione natalizia d’oltreoceano scoperta in rete potete leggerla qui, non sto a ripetermi, aggiungo solo che ognuno può declinarla a suo modo.
Potete scegliere da Momini un elfo di Maileg come il nostro Felix, potete riadattare qualcosa che avete in casa, potete crearne uno voi, potete addirittura fare senza elfo ed essere molto bravi a far trovare le sue tracce ai bambini ogni mattina, la cosa importante è quel pizzico di magia che solo mamma e papà possono fare per i loro piccoli!

Il gioco è semplice: ci piacerebbe se ogni giorno fotografaste i vostri elfi, o le loro “malefatte” e le pubblicaste su Facebook e/o Instagram con il tag @momini e gli hastag #tuttipazziperglielfazzi e #momini, in modo da creare un grande album delle famiglie di elfi.
Dopo Natale, quando l’elfo sarà tornato al Polo Nord insieme a Babbo Natale, l’autore della foto con più “Mi piace” riceverà in regalo un altro amico di Babbo Natale, la bellissima e morbidosissima renna di Maileg!

Allora? Vi va di giocare con noi?

Riepilogo:

  1. Procuratevi un elfo!
  2. Inventate un modo per fare arrivare l’elfo in casa vostra: potete parlarne prima ai bambini, preparare un’ingresso magico come la porticina che faremo insieme durante il laboratorio “La porta degli elfi”, oppure giocare sull’effetto sorpresa di un arrivo inaspettato la mattina del 1 dicembre.
  3. Ogni giorno mettete quel pizzico di magia che serve per dare vita agli elfi vostri ospiti.
    Non temete, vi veniamo in soccorso! Qui potete trovare un’infinità di spunti sulle malefatte da inscenare con i vostri elfi e qui, qui e qui le mie raccolte di attività da fare durante il mese di dicembre.
  4. Fotografate, fotografate e condividete su Facebook o Instagram con il tag @momini e gli hastag #tuttipazziperglielfazzi #momini
  5. Divertitevi a più non posso insieme ai vostri bimbi e aspettate di vedere se sarete i fortunati vincitori del nostro gioco!
    NB: per partecipare al gioco, le fotografie degli elfi sui social devono essere pubbliche, altrimenti non possiamo vederle!

Mettetevi al lavoro, ci vediamo tutti il 1 dicembre!

Maya

Iniziativa di solidarietà e orari festivi

Ciao a tutti, buon primo dicembre!
Anche gli ultimi ritardatari si sono procurati il calendario dell’avvento e oggi inizia il conto alla rovescia verso il Natale!
Da oggi ci trovate tutti i giorni, dal lunedì alla domenica dalle 9,00 alle 12,30 e dalle 15.30 alle 20,00.

Come lo scorso anno, a fronte di un’offerta minima, potrete avere i vostri regali incartati in un pratico sacchetto in tessuto e allo stesso tempo fare una buona azione!
L’intero ricavato sarà devoluto in beneficienza al Comune di San Possidonio (MO) che Momini ha affettuosamente “adottato” fin dalle prime settimane dopo il sisma di Maggio 2012.
L’amministrazione comunale di San Possidonio si sta attivando per la ricostruzione del paese poiché quasi tutte le strutture pubbliche sono state fortemente danneggiate e servono fondi per ripartire e per ridare i servizi ai cittadini: scuola, cultura, servizi sociali, centri estivi e ricreativi.
Sul sito del Comune di San possidonio potete trovare l’elenco completo dei progetti, ei fondi raccolti e della loro destinazione, oltre all’IBAN se desiderate contribuire da lontano.

Vi aspettiamo, passate anche solo a farci un saluto!

This is the season to be jolly, fa la la la la la!

PS: L’Elfo monello è arrivato a casa di Anita con il suo bagaglio e una letterina da parte di Babbo Natale. Si chiama Felix e mi sa tanto che ci darà parecchio da fare!
Seguiteci su Instagram e sulla nostra pagina Facebook!

Natale, avvento ed elfi spiritosi

Dicembre è alle porte e dal primo di del mese Anita troverà un nuovo calendario dell’avvento ad aspettarla: il calendario di Maileg che abbiamo in negozio mi ha completamente conquistata!


Ormai da qualche settimana sto pensando a come riempirlo e mi sono ritrovata a pensare al motivo per il quale amo tanto questa tradizione.
Non siamo, ne’ provengo da, una famiglia credente in senso tradizionale quindi la celebrazione dell’Avvento in senso stretto non ha un grande significato per noi. E così mi sono chiesta: quale è il senso del Natale per me?
Fin da bambina, come tutti i bambini credo, ho amato il Natale,  ma non per i regali, anche perché a Piacenza dove sono nata e cresciuta i regali li porta Santa Lucia, quelli che si ricevevano per Natale non avevano niente di misterioso. Il Natale mi piaceva sopra a tutto perché, dopo un mese intero durante il quale i miei genitori lavoravano ogni singolo giorno, finalmente tutto si fermava: ci si svegliava insieme, con calma, ci si preparava – con meno calma! – per il pranzo dai nonni materni e per la cena dai nonni paterni con i cugini e gli zii che vedevamo un paio di volte all’anno.
Il senso del Natale era e continua ad essere per me la celebrazione della famiglia, dello stare insieme.
Per questo mi piace il calendario dall’Avvento, perché è la preparazione di un bel momento e diventa un pretesto per stare insieme e fare qualcosa insieme ogni giorno, anche quando il tempo non c’è visto che, come i miei genitori, ho scelto un lavoro che mi tiene impegnata nel mese di dicembre più che in ogni altro momento dell’anno.

Viene da sé che non mi piace molto l’idea di mettere un regalo o un dolce nelle taschine del calendario di Anita, vorrei ogni giorno fare qualcosa insieme, ma il tempo manca e quest’anno mi sono dovuta rassegnare all’idea di qualche regalino in più anche se sceglierò solo regali che comportino lo stare insieme, come libri da leggere prima di andare a letto, o semplici giochi di società.
Poi è successo che, mentre girovagavo su Pinterest alla ricerca di idee ed attività semplici da fare con Anita in pausa pranzo, ho incontrato the Elf on the Shelf, una tradizione natalizia relativamente recente che mi è sembrata molto carina anche se la prenderò solo come spunto perché a me l’idea della lista dei buoni e dei cattivi non piace proprio. I bambini sono tutti buoni!

Tanto per cominciare il nostro elfo sulla mensola sarà lui, con la maglietta a righe (e di nuovo di Maileg).


Arriverà il primo giorno di dicembre con una letterina da parte di Babbo Natale, la mia idea, visto che non mi piace che venga a fare da controllore, è di cambiare un po’ la storia del nostro elfo.
In due parole, ho pensato di scrivere che questo è un elfo orfanello che non ha ancora un nome e non sa cosa significhi avere una famiglia che lo ama e che per questo Babbo Natale lo ha mandato a passare un po’ di tempo con noi. E poi aggiungerò che il nostro elfo è un po’ monello e che, anche se di giorno se ne sta buono e tranquillo sulla sua mensolina, di notte si scatena e può capitare che combini qualche disastro. Sarà divertente cercarlo insieme alla mattina e così anche i giorni senza attività da fare insieme prevederanno un momento di condivisione! Non vedo l’ora di inventarmi i guai che può combinare di notte!

Chi ha voglia di seguire me, Anita e l’elfo può trovarci su Instagram!

Se ancora vi manca il calendario passate in negozio! E se siete in cerca di idee date un’occhiata alla nostra board Advent Calendar su Pinterest, alle attività che abbiamo proposto lo scorso anno, o ancora al primo calendario dell’Avvento di Anita, quando aveva 18 mesi.

Buon Avvento!

 

Giocattoli e pregiudizi di genere

Oggi volevo scrivere qualcosa sul calendario dell’Avvento, ma non riesco a non pensare al ragazzo di 15 anni che si è suicidato perché qualcuno si era addirittura preso la briga di creare una pagina facebook per deriderlo per la sua – vera o presunta – omosessualità.

Penso spesso a quanto le parole siano importanti, e quanto siano pesanti quando vengono pronunciate davanti a un bambino che non ha i mezzi per dare loro il giusto peso. Ho già avuto modo di parlare del razzismo che si insinua attraverso semplici commenti legati alla provenienza di un giocattolo. Non è diversa la percezione di genere che trasmettiamo ai nostri figli con commenti quali “è da femmina”, “è da maschio”, “non fare la femminuccia”, “lei è un maschiaccio” e così via…
Il blog Baby Talk affronta spesso e in modo, a mio avviso, intelligente l’argomento delle differenze di genere legate al linguaggio che si usa con i bambini e vi invito a leggere gli articoli, perché spesso anche chi si sente privo di pregiudizi cade in “leggerezze linguistiche” involontarie che forse non rispecchiano il pensiero di chi le pronuncia, ma hanno un grande peso per il bambino che le ascolta.

Io, visto che si avvicina un periodo di regali, vorrei condividere una riflessione che ho fatto in questi 18 mesi di lavoro da Momini.
Capita ogni giorno di sentire clienti che commentano le mie proposte dicendo: “ma non è un po’ da maschio/femmina? (a seconda dei casi)”, oppure, “no, no, se gli prendo i pentolini suo babbo mi ammazza”, o ancora “ma le costruzioni non sono più da maschio?” e potrei continuare all’infinito. La scelta dei giochi viene fatta quasi esclusivamente sulla base di pregiudizio di cosa sia più o meno adatto a un maschio o a una femmina. Assistiamo a battaglie famigliari perché un maschietto all’asilo gioca con la cucina e la vorrebbe anche a casa. E tutti a convincerlo che un banco da lavoro sia meglio…anche se la maggior parte dei padri non possiede più di una cassetta degli attrezzi.
Capita poi qualche volta che arrivi qualche genitore tutto fiero del fatto che alle loro figlie piacciano più i pirati e le macchinine che le bambole. E questo, se da una parte è un bel segno perché questi genitori non pongono limiti alle preferenze delle loro figlie, mi sorge il dubbio che questa grande libertà sia dovuta ad una cultura maschilista dominante che rende fiero il genitore di una femmina che si comporta da maschio. E questo dubbio viene supportato dal fatto che ho venduto automobiline per le femmine, ma non ho mai venduto perline per i maschi; ho venduto costumi da pirata per le femmine, ma mai un tutù per un maschio; la creatività pare sia appannaggio delle sole femmine, i maschi possono al massimo costruire e fare esperimenti scientifici.

Ed ecco la mia riflessione, è vero che viviamo in una società in cui la parità dei sessi ancora non esiste, dove gli uomini hanno più possibilità delle donne, ma ho la sensazione che proprio per questo i condizionamenti di genere siano più pesanti per i bambini maschi, che si trovano a dover seguire strade ben definite, battute e strabattute che per loro è infinitamente più difficile abbandonare.
Alle bambine, se non altro, è concessa la libertà di esplorare, sperimentare, scoprire, scegliere.

Qui da Momini portiamo i pantaloni rosa e anche azzurri, i giochi sono solo giochi e i bambini sono solo bambini che hanno bisogno di giocare per capire il mondo, scoprire i loro talenti e costruire la loro identità. Il sesso non c’entra niente, un bambino che ha giocato con pentolini e perline non sarà per questo omosessuale, ma è molto probabile che un bambino al quale è stato impedito di farlo perché era una gioco da femminucce diventi omofobo. E fra le due cose, io non ho dubbi su quale sia la peggiore.

Maya

Giochi e giocattoli

Il gioco è una attività di apprendimento in cui si scopre la cooperazione, il rischio e la creatività come pure le leggi della fisica e della struttura del mondo. Promuove lo sviluppo cognitivo e cinetico e aumenta la nostra capacità di risolvere i problemi, la nostra sensibilità estetica e le nostre competenze linguistiche, ci insegna a canalizzare le nostre frustrazioni e gioie e rafforza la nostra volontà e determinazione, ci aiuta per conoscere la nostra personalità e senso di empatia per gli altri. Il gioco combina la mano, testa e cuore ed è fondamentale per tutti noi e, anche se il suo ruolo è destinato a cambiare con la maturazione, non abbandona mai completamente la nostra vita.

Mi è sempre piaciuta molto questa introduzione al libro Jeux d’eveil pour votre enfant. Le savoir faire Steiner-Waldorf pour les enfants (la traduzione del brano è mia, non perfetta, ma il senso si coglie bene). In poche righe trasmette la complessità del significato che il gioco ha nei primissimi anni di vita.

Attraverso il gioco i bambini fanno esperienza del mondo e ne imparano le regole, ed è questa riflessione che mi ha portato, prima ancora di pensare di aprire un negozio, a ricercare per mia figlia giocattoli che rispondessero a caratteristiche ben precise.
Qualche settimana fa mi sono imbattuta in questo post sul blog Mestiere di Mamma che riassume in 5 regole più una le caratteristiche che un buon gioco deve avere che non posso che condividere perché ricalcano i principi che applichiamo quando cerchiamo i prodotti per il negozio e che anche io tengo a mente quando scelgo un giocattolo per Anita.

In brevissimo, ma vi invito a leggere il post, i giocattoli che scegliete per i vostri bimbi dovrebbero essere belli, semplici, in materiali il più possibile vicini alla natura (legno, tessuti, carta e cartone), dovrebbero stimolare i sensi e la creatività. Sposo appieno anche la filosofia del less is more, non serve una stanza piena di giochi, bastano i giochi giusti. Il resto si fa con la fantasia!

I fantastici 4 di Moulin Roty

La Grande Famille si allarga e accoglie 4 amici davvero speciali: Apolline, Mimosa, Igor e Jeanne in versione supereroe!

Pensati per i bimbi che si trovano ad affrontare qualche piccola difficoltà, vivono in una scatolina da fiammiferi e basta pensare a loro per farli arrivare in soccorso alla velocità della luce!

Se serve un po’ di coraggio arriva Mimosa, e con lei non farai più caso ai tuoi pasticci!

Una sbucciatura o un po’ di influenza? Ecco Jeanne. E la tua bua svanisce per magia, piccola o grande che sia!

Un po’ di incubi non ti fanno dormire? Arriva Igor, li mette nel sacco e se li porta via!

E per finire, c’è un segreto che non sai a chi confidare e che ti fa stare sulle spine? Basta chiamare Apolline, nella sua busta magica i tuoi segreti sono al sicuro.

Ovviamente, li trovate in negozio. Insieme al resto del catalogo Moulin Roty.

Update: I Bambini e le Paure, un interessante articolo sulla paura nei bambini e sul suo ruolo. Da leggere.
Chissà che questi quattro eroi non possano essere un piccolo supporto magico per aiutare i bimbi nel processo di elaborazione di qualche paura?

Momini compie un anno

Oggi è il compleanno di Momini, il nostro compleanno.

Un anno intenso, ricco di novità, faticoso, divertente, stimolante, istruttivo, sorprendente.

Un compleanno che ci auguriamo sia solo il primo di una lunga serie, da festeggiare ogni volta con qualche amico in più!

Grazie a tutti, vi vogliamo bene!

Per vedere il set completo su Flickr clicca Un anno di Momini.

Il razzismo delle piccole cose

Capita spesso che, entrando in negozio, alla nostra offerta di assistenza alcuni clienti rispondano “io vorrei un gioco che non sia fatto in Cina.” O altre volte capita di sentire la frase “ah, ma è fatto in Cina?”. Io di solito chiedo quale è il motivo per il quale non vogliono giocattoli fatti in Cina, perché mi piace approfondire e capire le motivazioni delle persone.
Purtroppo molto spesso la risposta è figlia di un pregiudizio molto diffuso: Made in Cina significa automaticamente scarsa qualità.

Vorremmo approfondire l’argomento, perché uno dei requisiti che pretendiamo dai giocattoli che vendiamo è proprio la qualità e sicurezza dei materiali. Prima di selezionare un prodotto ci premuriamo di verificare l’affidabilità dell’azienda produttrice, di raccogliere informazioni sui feedback dei consumatori e, ovviamente, ci assicuriamo che i prodotti abbiano la marcatura CE. Non solo, dal momento che i marchi che vendiamo hanno diffusione in tutto il mondo, nella maggiornaza dei casi, i giocattoli sono certificati secondo le normative vigenti nei principali paesi del mondo che hanno standard differenti, ma altrettanto elevati.
Inoltre, a parità di prodotto, privilegiamo sempre le aziende che si avvalgono di una filera di produzione etica, scegliamo materiali facilmente riciclabili, nel caso del legno ci assicuriamo che sia certificato FSC. E, per concludere, cerchiamo di continuo un riscontro da parte dei clienti per valutare l’effettiva qualità del prodotto che arriva nelle mani dei bambini.
Queste sono le cose alle quali prestiamo attenzione nella selezione dei nostri fornitori.

Ma questo post non voleva essere tanto in difesa delle nostre scelte commerciali, la riflessione che ci siamo trovate a fare anche su Facebook è stata: che messaggio arriva ai bambini quando sentono dire ai loro genitori che le cose fatte in Cina sono di scarsa qualità? Non è superficialmente un modo per trasmettere una forma di razzismo?
Difficile è il lavoro di un genitore: i bambini ascoltano, apprendono, elaborano, ripropongono e sono i comportamenti di ogni giorno che insegnano loro molto più delle mille lezioni che possiamo impartire loro.

“Il fatto che il bambino impara attraverso l’imitazione porta con sé la conseguenza che l’adulto dovrebbe comportarsi, in presenza del bambino, in modo degno di essere imitato”

 

Abbiamo pensato, per rispondere in maniera positiva ad un pregiudizio, di presentarvi un’eccellenza a livello di qualità, design, responsabilità sociale. Vorremmo parlarvi di Hape, produttrice di giochi in bamboo, è anche produttore dei giocattoli in legno a marchio Educo. Si tratta di un’azienda Europea che, dal 1995, ha scelto la Cina non solo come sito di produzione, ma come una seconda casa.
Tutto il ciclo produttivo, dal design al confezionamento dei giocattoli avviene in stabilimenti cinesi a ridotto impatto ambientale forniti di impianti di depurazione delle acque e delle emissioni atmosferiche e di impianti fotovoltaici per la produzione di parte dell’energia elettrica necessaria alla produzione.


Per l’azienda qualità e responsabilità sociale sono parole chiave che identificano la brand identity. La scelta di produrre giocattoli in legno (bamboo o legno da foreste di proprietà rigorosamente FSC) deriva dalla riflessione che questi sono materiali che sono stati utilizzati per le costruzione di giocattoli per secoli e che l’uso del legno, se trattato in maniera corretta, consente di riciclare e riutilizzare i materiali senza alcuno scarto. Da anni l’azienda è orientata verso prodotti che privilegino un uso creativo da parte del bambino con materiali sicuri e efficaci pratiche di green economy che le sono valse il titolo di Best Green Toy Company per il 2011 assegnato dalla rivista on line Dr.Toy

Nel 2010 Hape è stata scelta dalle Nazioni Unite come azienda nel settore dei giocattoli che esemplifica i principi del United Nations Global Compact, proprio per gli interventi in rispetto dell’ambiente e dei lavoratori impiegati nella produzione ai quali sono garantiti contratti tutelati con salari adeguati al costo della vita, postazioni di lavoro sicure e confortevoli, corsi di aggiornamento e di lingua. Inoltre l’azienda ha costruito diverse scuole e asili nella regione aperti ai dipendenti e agli abitanti della zona.
Vi invitiamo a visitare il sito di Hape, se volete approfondire, ma soprattutto per farvi notare, nella sezione products, che per ciascun prodotto sono scaricabili in formato .pdf, i risultati dei test di qualità effetuati sui prodotti, un servizio che al momento nessuno dei marchi che conosciamo offre.

Tutte cose che dietro la scritta Made in China non sono scritte, bisogna avere la volontà di andare oltre.

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